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Il brigantaggio: Giulio Pezzola

Nel '600 l'economia della zona va sempre più deteriorandosi soprattutto per l'incidenza di fattori quali, principale, l'eccessivo aggravio fiscale. Contemporaneamente e conseguentemente si sviluppa il fenomeno del brigantaggio: nel 1624, fa la sua prima comparsa sulla scena storica il brigante Giulio Pezzola del Borghetto.

Le gole di monte Elefante L'attività brigantesca del Pezzola dura per circa quarant'anni, durante i quali egli è a capo di una banda composta, a seconda dei momenti storici, da un numero fra gli 80 e i 300 uomini, per la maggior parte suoi stessi parenti.

Dopo un primo periodo in cui si dedica ad azioni criminose occasionali come i comuni briganti di strada, egli mette in atto delle modalità d'azione diverse, calcolate precisamente allo scopo di attirare su di sé l'attenzione delle autorità.

Opera infatti sul confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, tendendo imboscate ai banditi che già agiscono in quelle zone e consegnandoli regolarmente alle autorità: ottiene così il duplice vantaggio di avere il dominio incontrastato di quei luoghi e di conquistarsi la fiducia e la protezione della Corte Romana e di quella Napoletana, dalla quale nel 1624 viene nominato Capitano di confine.

Oltre a quella del Papa e del Viceré gode anche, per motivi analoghi, della benevolenza di altri potenti come il Granduca di Toscana e il Duca di Parma Odoardo Farnese.

In breve quindi il Pezzola diviene ricco e potente, come si deduce dal signorile palazzotto che a tutt'oggi campeggia sulla piazza di Borgovelino, e che si dice fosse attrezzato con una serie di cunicoli attraverso i quali il Pezzola poteva raggiungere, in caso di pericolo, le altre sue proprietà come ad esempio il Casino dei Blasetti, in cima all'altura soprastante Borghetto.

Nel 1647 il Pezzola combatte al fianco degli Angiò contro Masaniello e le truppe Francesi per liberare Napoli dai tumulti popolari, servigio per il quale nel 1652 viene ricevuto con tutti gli onori a Madrid dal Re di Spagna.

Ma nel 1659 cade in disgrazia e gli vengono confiscati tutti i beni in Borghetto, e nel 1660 con il figlio Giacomo viene carcerato a Castel dell'Ovo a Napoli. Da qui tenterà di fuggire nel 1673 ma, ormai troppo anziano, morirà precipitando dalla fortezza.

La leggenda ha in seguito progressivamente nobilitato le sue gesta con la costante caratteristica di difesa dei poveri e degli oppressi dalle prepotenze dei potenti e dei ricchi, al punto di fare del Pezzola, nella fantasia popolare, una sorta di Robin Hood locale, irriducibile nemico degli alti prelati della Curia Romana, ma devoto amico dei fraticelli del convento di S.Francesco.