Arte
Ricca di testimonianze artistiche di alto livello, la Comunità Montana del Velino può vantare i natali di due fra i più importanti artisti dal rinascimento ad oggi.
Nicola Filotesio, detto Cola dell'Amatrice, è sicuramente il personaggio di maggior interesse artistico della storia amatriciana. Pittore, scultore, architetto, nasce intorno al 1480 ad Amatrice e apprende l'arte pittorica dal maestro Dionisio Cappelli e quella architettonica alla scuola del Bramante. Nella sua formazione si sovrappongono gli elementi della cultura umbro-romana e quelli della cultura abruzzese. Opera prevalentemente al di fuori di Amatrice: ad Ascoli Piceno e a L'Aquila si trovano le sue maggiori opere di pittore e architetto. Fra le sue opere conservate ad Amatrice, "La sacra famiglia", esposta al Museo Civico.
Quasi un secolo e mezzo dopo, nel 1622, nasce ad Antrodoco Carlo Cesi, allievo di Pietro da Cortona, pittore ed incisore fra i più famosi del suo tempo. Gran parte delle sue opere sono a tutt'oggi visibili in molte chiese e palazzi a Roma. Fra quelle esposte nella comunità montana, il Miracolo di un Santo Domenicano, al Museo Civico di Antrodoco, e il Pontefice implorato da un gruppo di questuanti, in Santa Maria Extra Moenia.
Ma una notevole quantità di altre opere d'arte pregevoli, attribuibili ad altri autori, possono essere ammirate in tutti i paesi della comunità. Una delle più importanti è la Croce di Borbona, croce angioina del 1320 - 1330 circa. Custodita a S. Maria Assunta in Borbona, è modellata in lamina d'argento dorato, sbalzato, cesellato e rifinito a bulino e decorata da smalti traslucidi.
Di genere simile è la Croce di Posta, piccola croce processionale conservata oggi nel Museo Civico di Rieti, ma proveniente dalla chiesa di S. Francesco a Posta. Dipinta a tempera su fondo oro, è attribuita al Maestro di Fossa, pittore attivo nella prima metà del XIV secolo tra l'Umbria meridionale e l'Abruzzo.
Sempre a Borbona, l'affresco con i Santi Antonio e Rocco, nella chiesa francescana di S. Anna, attribuibile stilisticamente al Maestro della Madonna della misericordia e databile agli anni tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, nonché una serie di opere scultoree visibili nelle chiese di S. Anna e di S. Giuseppe e tutte legate all'ambito tradizionale della bottega di Silvestro dell'Aquila (1450-1501).


